Coriandoli a Carnevale: le Volkswagen Harlekin

“Il parafango verde proviene da una vettura del ‘58. Il cofano blu da una del ‘59. Il parafango beige da una del ‘64. La portiera turchese da una del ‘62. La maggior parte dei pezzi VW sono intercambiabili da un anno all’altro. Ecco perché i ricambi sono così facili da reperire.”

Un Maggiolino colorato e poche, semplici righe: sono questi gli ingredienti per una delle pubblicità di maggior successo della Volkswagen. In un’epoca in cui le macchine si riparavano con la cassetta degli attrezzi e tanta manualità, l’auto del popolo doveva essere prima di tutto semplice, economica e versatile e questo a Wolfsburg lo sapevano bene.

Facciamo un salto temporale di trent’anni: il Maggiolino – almeno in Europa – non è più commercializzato e la “entry-level” VW si chiama Polo. Nel 1994 la piccola utilitaria tedesca, giunta alla terza serie, deve tener testa a una concorrenza sempre più agguerrita ed equipaggiata. Vengono pensate nuove soluzioni per raccogliere l’eredità e il successo delle prime due generazioni: si elimina la distinzione fra Coupé e Giardinetta e si introducono le cinque porte, fino ad allora inedite per il modello. Le rifiniture vengono migliorate, così come la sicurezza e la dotazione di serie.

Polo è meglio che Mono

Polo è meglio che Mono, come viene sottolineato da uno slogan del periodo. La nuova utilitaria non è più l’auto di tutti, perché ognuno ha dei gusti e degli stili diversi. È questa la filosofia alla base del sistema Baukasten (letteralmente “a blocchi di costruzione”) che definisce quattro aree produttive all’interno degli stabilimenti VW, caratterizzate ognuna da un colore diverso: il blu per la meccanica, il giallo per le dotazioni, il rosso per gli optional e il verde per la verniciatura. Combinando ciascuno di questi blocchi, il cliente ha la libertà di personalizzare la propria Polo come meglio preferisce.

In che modo comunicare tutto questo all’esterno? L’ispirazione viene riguardando quella vecchia pubblicità del Maggiolino anche se, questa volta, il messaggio finale si pone agli antipodi rispetto a quello originale. Gli uomini di Wolfsburg optano per la messa in produzione di una serie speciale della Polo, limitata a mille esemplari, ciascuno dei quali caratterizzato da un’inedita verniciatura a quattro colori – gli stessi del sistema Baukasten. Un po’ per scherzo, un po’ per marketing, nasce la Polo Harlekin.

La Polo Harlekin

In realtà la Harlekin non era propriamente assemblata alla rinfusa, ma aveva quattro precisi schemi di colore basati sul Giallo Ginestra, sul Verde Pistacchio, sul Rosso Flash e sul Blu Chagall. Le vetture venivano verniciate in un’unica tinta, per poi essere smontate e ricombinate secondo l’ordine definito. Un trucco per capire quale fosse il colore di partenza? Basta guardare il tetto.

Disponibile solo in versione cinque porte, la coloratissima Polo poteva essere scelta in tre motorizzazioni a benzina: 1.0 45 cavalli, 1.4 60 cavalli e 1.6 75 cavalli. Da fuori il modello era riconoscibile per la scritta Harlekin sul portellone, il paraurti anteriore della 16V, le frecce anteriori bianche e i fari posteriori fumé (le ultime due assenti sugli esemplari commercializzati nel Regno Unito).

Anche all’interno non mancavano delle caratteristiche esclusive: i sedili rivestiti con il tessuto “Joker”, il cui motivo a quadratini colorati sembrava essere stato scarabocchiato da un bambino di tre anni, il volante con la corona rivestita in pelle azzurra, il pomello del cambio con la scritta dedicata e i tappetini con il profilo blu.

Se ancora non siete abbastanza sorpresi, ecco alcune curiosità per una delle auto più stravaganti di sempre:

  • Le prime mille Harlekin sono state vendute con un certificato di autenticità e un portachiavi numerato e al momento dell’acquisto non era possibile scegliere la disposizione dei colori, che avrebbe rovinato l’effetto sorpresa finale;
  • Le venti Harlekin inizialmente prodotte per fini promozionali avevano degli schemi colori differenti rispetto a quelli definitivi e per tutte il tetto era giallo. Questi esemplari, che poi sono stati messi in commercio, presentavano ulteriori caratteristiche che li identificavano come pre-serie: il paraurti anteriore era quello standard e non quello della Polo 16V; le frecce anteriori erano arancioni anziché bianche; i fari posteriori erano rossi invece che fumé e i sedili non erano rivestiti con il tessuto Joker. A questo link ne potete vedere alcune;
  • McDonald’s ha festeggiato i suoi 25 anni in Germania con un concorso a premi che metteva in palio 500 Polo Harlekin (non numerate);
  • In occasione del Carnevale di Venezia del 1997, una Polo Harlekin è stata trasportata per i canali a bordo di una speciale gondola Volkswagen.

Rimasta in produzione fino al ‘97, la Polo Harlekin è stata prodotta in 3806 unità, molte delle quali immatricolate nel Regno Unito: numeri niente male per quello che doveva essere uno “scherzo di Carnevale”.

I modellini arlecchini

Estroso, eccentrico, eclettico: di certo chi acquistava una Polo Harlekin non passava inosservato. Proprio per questo motivo alcuni marchi modellistici devono aver pensato che se in Volkswagen avevano avuto il coraggio di produrla (e la fortuna di venderla), sarebbe stato un peccato lasciarsi sfuggire l’occasione di replicare la vettura in miniatura.

La Polo Harlekin è stata riprodotta in tre modelli, da due marchi tedeschi. Herpa ha realizzato sia una minuscola versione 1/87, che una 1/43 che purtroppo non presenta aperture e monta delle ruote sbagliate, dal momento che la Harlekin base veniva venduta di serie con i cerchi in acciaio e non con i copricerchi in plastica, e – cosa ben più grave – è stata proposta in uno schema colori inesistente. Nonostante questo, le quotazioni per il modello piccolo si aggirano intorno ai 25 euro e variano fra i 35 e i 50 euro per una 1/43 completa di scatola.

Ma la vera chicca è la riproduzione Schabak, anch’essa in scala 1/43 ma con ben quattro aperture – cofano, sportelli anteriori e portellone – come nella migliore tradizione teutonica. In questo caso la miniatura monta i bellissimi cerchi in lega a stella previsti come optional e vanta alcuni dettagli notevoli come la presenza dell’antenna radio (che sulla Harlekin era una Blaupunkt), il logo VW riportato sul portellone e le frecce laterali riprodotte in un pezzo di plastica separato rispetto alla carrozzeria.

Se ne cercate una, fate attenzione: questo modello è stato proposto in diversi schemi colori, di cui solamente uno è corretto. C’è un trucco per smascherare l’inganno senza diventar matti: quella giusta non ha parti adiacenti della stessa tinta. Le quotazioni per questo pezzo sono più alte, complice anche la rarità del modello, e oscillano fra i 40 e gli 80 euro per un esemplare boxato.

Nel 2021, in occasione dei venticinque anni della Harlekin, quei burloni della Volkswagen Olanda hanno pensato di rallegrare il Blue Monday­ – il giorno statisticamente più triste dell’anno ­­– di tutti noi fanatici di automobili realizzando una versione commemorativa della Polo AW1 che riprende uno dei quattro schemi colore originale. In questo caso il colosso tedesco non ha però avuto l’audacia di rimettere in produzione la vettura e l’unico esemplare realizzato è ora custodito da qualche parte nei Paesi Bassi.

In realtà le Harlekin non erano assemblate alla rinfusa, ma aveva quattro precisi schemi di colore basati sul Giallo Ginestra, sul Verde Pistacchio, sul Rosso Flash e sul Blu Chagall.

La Golf Harlekin

Sulla cresta dell’entusiasmo per il successo della Polo, nel 1996 anche la Golf terza serie è stata “arlecchinata” con una versione speciale per gli USA e il Canada realizzata su base GL, rigorosamente a cinque porte e con la stessa combinazione di colori della Polo, con la lieve differenza del Rosso Tornado al posto del Rosso Flash. La vettura era disponibile con un motore 2.0 8V abbinato a una trasmissione automatica o a un cambio manuale a cinque rapporti. 

In questo caso però, Arlecchino ha fatto il passo più lungo della gamba: si stima che siano uscite dallo stabilimento di Puebla, in Messico, 66 vetture per ciascuno schema colore, per un totale di sole 264 unità prodotte.

Le vetture sono state distribuite in maniera più o meno capillare; alcuni concessionari ne hanno ricevuta una, alcuni due, altri zero (per loro fortuna). Il problema era semplice: le Golf Harlekin non si vendevano. Pare che un rivenditore particolarmente ambizioso, Jim Ellis di Atlanta, aveva ricevuto un numero superiore di modelli, che erano stati schierati sotto i riflettori di un palcoscenico dall’enorme risonanza mediatica: i giochi olimpici del ‘96.

Nonostante la buona intuizione, la strategia commerciale non funzionò e la maggior parte delle Harlekin rimase invenduta. Sembra che le ultime siano state date via nel ‘98, dopo esser state smontate e riassemblate in un’unica tinta. I colori Verde Pistacchio e Blu Chagall, inoltre, non erano previsti per le VW americane, eccezion fatta per le Golf Harlekin. Si presume quindi che alcune possano essere state ricombinate in una tinta inedita per il Paese.

A questo link è possibile consultare il registro delle Golf Harlekin rimanenti.

L’unica riproduzione esistente del modello è quella realizzata da Matchbox attraverso il brand Mattel Creations.

Trattandosi di una versione da collezione, come evidenziato anche dal packaging esclusivo, il costo non è quello di una normale 1/64, ma è fissato a 30 euro, a cui devono essere aggiunte le spese di spedizione. Il modellino è acquistabile direttamente sul sito del produttore, fino a esaurimento scorte. L’unico schema colori ripreso è quello che vede il Giallo Ginestra come tinta base. 

Le altre Harlekin

Ebbene sì, non è tutto; anche l’America Latina ha avuto infatti le sue Volkswagen colorate. In Argentina e in Brasile – terra del Carnevale di Rio – non venivano commercializzate né la Polo, né la Golf, motivo per cui si è deciso di puntare su una delle auto più vendute del continente: la Gol.

Nel 1996 viene realizzata una serie limitata ribattezzata Top, che presenta le stesse caratteristiche delle Harlekin sopra citate, con la differenza delle sole tre porte. Da Top a Flop il passo è breve: anche in questo caso è stato necessario ricombinare i pezzi delle Gol in un’unica tinta per poterle vendere.

La Gol Top è stata recentemente riprodotta in dalla IXO Models in scala 1/43, come uscita all’interno di una collezione da edicola brasiliana: i prezzi partono da 25 euro.

Finiamo da dove avevamo iniziato: sempre nel ‘96 in Messico vengono prodotti 141 “Vocho” (Maggioloni) Harlekin, anch’essi assemblati nello stabilimento di Puebla, lo stesso dal quale uscivano le Golf.

Due sono i marchi che hanno realizzato questo modello in miniatura: Schuco l’ha proposto sia in scala 1/64 (limitato a 2400 pezzi), con tanto di portapacchi sul tetto e valigie, che in scala 1/43 (limitato a 1000 pezzi). Entrambe le riproduzioni sono ben fatte, ma le borchie delle ruote sono colorate invece di essere cromate. I prezzi sono di 25 euro per il piccolo e variano fra i 40 e i 50 per l’altro.

Minichamps l’ha prodotto invece sia in scala 1/43 (limitato a 1008 pezzi), che nella più grande 1/18, dotata di quattro aperture e caratterizzata da numerosi dettagli. I prezzi si aggirano intorno ai 50 per il primo e partono dagli 80 per il secondo.

Di Alessandro Giurelli