Le interviste di giurally: Paolo Rampini, storico del modellismo
Oltre a essere uno stimato collezionista, Paolo Rampini – classe 1949 – è uno dei massimi esperti di modellismo in Italia. Con circa quaranta pubblicazioni tra il 1982 e il 2024, è autore di libri che sono diventati punto di riferimento nel settore, anche all’estero. È un onore intervistarlo su giurally.
Benvenuto Paolo e grazie per essere qui. Come nasce la tua passione per gli automodelli?
Nel 1965 avevo una cinquantina di pezzi; un bel giorno mio zio Annibale – che possedeva già una discreta collezione – mi regalò tutti i suoi modelli. Si trattava di circa 300 miniature, principalmente Dinky Toys, ma anche qualche Mercury e Corgi Toys. Erano in perfette condizioni, pure se prive delle loro scatole (all’epoca si buttavano).
Questo episodio è stato quello che ha fatto nascere dentro di me la passione per questo Mondo. Ancora oggi conservo alcuni modelli di quella collezione.
Oggi continui a collezionare?
Certamente, anche se cerco esclusivamente pezzi precedenti al 1980 che ancora non ho in collezione. Recentemente ho acquistato due Mercury in colorazioni che mi mancavano.
Sinceramente lo spazio è un problema: attualmente ho circa 20.000 pezzi in casa, di cui solo mille sono Bburago 1/18. I miei modelli sono tutti esposti, non li tengo in soffitta o in cantina e trovare altro posto è davvero complicato.
Il prezzo poi è talvolta davvero elevato, se sono fortunato riesco a reperire una cinquantina di modelli all’anno, principalmente 1/43, ma anche 1/87 e se capita, qualche 1/24.
La tua collezione vanta pezzi importanti ed esemplari unici. Quali sono i tuoi modelli preferiti?
Sicuramente fra le mie preferite ci sono le Mercury, perché sono modelli italiani e perché rappresentano la raccolta più bella della mia collezione. Di questo marchio ho circa 1.400 pezzi, molti dei quali acquistati nel 1999 da un grosso collezionista di Torino.
Proseguendo, non posso fare a meno di citare le Dinky Toys, che sono state le prime riproduzioni che ho avuto, per l’appunto da mio zio Annibale, come già accennato.
Sono poi molto legato alle Bburago, marchio di cui possiedo diversi pezzi unici che mi sono stati donati dal cavalier Besana, ai tempi in cui stavo lavorando sul libro dedicato alla sua azienda.
Con più di quaranta pubblicazioni all’attivo, il tuo contributo al Mondo del modellismo è stato davvero significativo nel tempo. In che modo scegli gli argomenti da trattare nei tuoi libri?
Un tempo era più facile perché le marche erano meno: potevi realizzare, ad esempio, un volume dedicato ai modelli made in Italy, oppure made in France, o made in Germany e distribuirli in tutto il Mondo.
Nel 1995 ho pubblicato il Golden Book of Model Cars 1900-1975 (Edizioni Paolo Rampini) che ha riscosso un grande successo. Ho realizzato poi dei libri dedicati ad alcune grandi case automobilistiche come Ferrari e Alfa Romeo – volevo farne anche uno dedicato alla Fiat, ma l’aveva già scritto Edoardo Massucci (il volume in questione è FIAT Modellini 1899-1985 – N.d.R.), per cui ho lasciato perdere.
Adesso è molto più difficile perché il rischio è quello di pubblicare opere che sono già state trattati da altri. Se prima ero uno dei pochi a scrivere libri di modellismo, con il tempo – soprattutto a partire dal 2000 – si sono moltiplicate le pubblicazioni. Per questo motivo, negli ultimi anni mi sono concentrato su tematiche meno diffuse come i modelli made in Japan, quelli made in Hong Kong o made in USA, oppure i modelli in gomma. Si tratta di argomenti particolari ma in termini di vendita i numeri sono inferiori perché l’interesse del pubblico è di gran lunga inferiore.
Prossimamente usciranno due volumi sulle 1/18 Politoys e Bburago e uno dedicato alle mini-auto in latta, come ad esempio le Marchesini, dopo di che sarà una sfida trovare nuovi argomenti da trattare.
Fra quelli che hai pubblicato, quali sono stati i libri in cui hai riscontrato un maggiore interesse da parte del pubblico?
Il volume più apprezzato è stato il Golden Book of Model Cars 1900-1975 (Edizioni Paolo Rampini, 1995) che conta circa diecimila modelli fotografati, i quali sono pure elencati in una lista.
Ci tengo a precisare che quest’ultima deve essere contestualizzata all’epoca in cui venne pubblicato il libro; oggi i prezzi sono molto differenti perché dopo trent’anni il mercato modellistico è parecchio cambiato. Se, ad esempio, ai tempi una Mebetoys veniva venduta a 10.000 lire e una Viking a 100 marchi, oggi la situazione si è completamente ribaltata. Anche il modo di collezionare si è trasformato: se nei decenni passati la scala 1/43 costituiva circa il 95% del settore, oggi almeno il 30%-40% dei numeri del modellismo sono fatti dalla 1/18, mentre la 1/43 rappresenta meno del 50% del mercato.
Molto apprezzati sono stati poi i libri dedicati alle Bburago, che ancora oggi è un marchio parecchio ambito dai collezionisti soprattutto italiani e tedeschi. Un ottimo successo è stato ottenuto dall’Enciclopedia sulle Moto Giocattolo (Edizioni Paolo Rampini, 1996) in cui sono presenti anche foto di altri collezionisti che mi hanno aiutato a realizzare il volume.
Sono piaciute parecchio anche le due pubblicazioni dedicate ai modelli in gomma, Automodelli Gommosi Volume 1 (edizioni Il Cammello, 2020) e Volume 2 (edizioni Il Cammello, 2023).
Come è cambiato, nel corso degli anni, il metodo di ricerca di informazioni e dei modellini necessari per realizzare un libro?
Andare alla ricerca di modelli era per me una passione, ma anche un lavoro. Generalmente trascorrevo gran parte della settimana a lavorare sui miei libri, per cui ero fotografo oltre che scrittore, e nei fine settimana mi recavo alle mostre e fiere di modellismo per acquistare nuovi pezzi da inserire in collezione.
Fino agli Anni Settanta la ricerca era piuttosto laboriosa: ci si affidava a degli annunci e si facevano scambi con altri collezionisti, anche a distanza. A partire dagli Anni Ottanta le manifestazioni in questo settore hanno cominciato a diffondersi sia in Italia che all’estero e reperire informazioni è diventato più semplice.
Le prime fiere a cui ho partecipato sono state quelle realizzate a Torino da Quattroruotine e quelle organizzate da Marco Bossi. Nel 1973 mi ero recato all’estero per una delle prime borse di Ginevra, in Svizzera; verso la fine del decennio avevo iniziato a frequentare anche quella di Windsor, in Inghilterra. Anche in quei casi però, esistevano delle difficoltà: alla dogana, ad esempio, non potevi presentarti con centinaia di modelli da riportare in Italia.
Ricordo che avevo parecchi cataloghi e dei veri e propri libroni scritti a mano nei quali prendevo nota di tutte le varianti che vedevo. Questo mi dava un grande aiuto nello stilare le liste dei modelli che avrei trattato nei miei libri.
Oggi, parallelamente alle grandi borse di settore, come quella di Novegro a Milano, esistono diverse piattaforme che semplificano la documentazione e la scoperta di pezzi particolari, su tutte eBay ma anche le aste e, ovviamente, Google.
Fra i tuoi libri di maggior successo hai citato i volumi dedicati alla Bburago. Puoi raccontarci qualche aneddoto sul cavalier Besana, fondatore del marchio?
Besana era una persona molto sulle sue e abbastanza riservata. All’inizio era stato veramente difficile entrare in contatto con lui; ricordo che avevo provato varie volte, ma invano. Ero riuscito a relazionarmici grazie al sig. Bianchi, direttore di vendita alla Bburago, che conoscevo dai tempi in cui lavorava per Mebetoys. Gli avevo regalato il libro della Brumm (Automodelli Brumm 1972-1998, edizioni Paolo Rampini, 1998); lui, a sua volta, aveva fatto recapitare il volume a Besana, che ne era rimasto affascinato e mi aveva poi contattato.
Quello è stato l’episodio che ha cambiato tutto; dopo di allora il rapporto con il cavaliere è diventato più stretto. Mi ha omaggiato una sessantina di prototipi in scala 1/18, 1/24 e 1/43, fra prove colore e modelli che poi non sono stati realizzati; si tratta di esemplari unici e di grande pregio. Quelle che non sono mai riuscito ad avere erano le decals che venivano utilizzate per fare i test sulle miniature; Besana non voleva darle per paura che qualcuno le utilizzasse per replicare i modelli.
Uno dei pezzi più particolari fra quelli che mi sono stati donati dal cavaliere è una Porsche 911 in scala 1/24 che è probabilmente l’esemplare più raro della mia collezione. Si tratta di un modello modificato in cui la parte posteriore è stata allargata. Vedendola, si potrebbe erroneamente pensare che la trasformazione sia stata realizzata stuccando la scocca originale; in realtà lo stampo è totalmente in metallo e molto pesante. Proprio a causa di questo e per i conseguenti motivi di costo e sicurezza, la riproduzione è stata abbandonata.
Altri modelli particolari li ho acquistati direttamente a Burago di Molgora, dove c’era un negozio che vendeva solamente riproduzioni Bburago. Lì finivano parecchie varianti che poi non venivano commercializzate; chi aveva l’occhio attento poteva accorgersene e comprarle.
Besana era un grande appassionato di modelli, non amava gli 1/43 ma preferiva gli 1/18 e gli 1/24. Una sua mania erano poi le riproduzioni dorate, di cui aveva due piccole serie: oltre ad alcuni esemplari verniciati nel color oro, faceva realizzare per le festività natalizie dei modelli in cui il prezioso era effettivamente presente. La differenza si può notare dal fatto che le miniature verniciate con il tempo perdono la lucentezza, mentre quelle in cui l’oro è presente restano uguali. Di queste ultime, ne possiedo due in scala 1/24: una Mercedes SL 300 del ‘54 e una Citroën 15 CV Traction Avant del ‘38.
Quando Besana lavorava ancora in Mebetoys, di cui era stato uno dei fondatori (il nome è un acronimo che sta per Meccanica Besana Automodelli – N.d.R.), aveva realizzato una serie di qualche centinaia di Alfa Romeo Duetto Spider nel colore dorato da omaggiare ai principali clienti. In questo caso, il box dedicato era caratterizzato dalla scritta “Buon 1968” come augurio per l’anno nuovo.
Ripeto, Besana era un uomo ambizioso oltre che un grande appassionato di modelli, aveva perfino acquistato diverse collezioni di pezzi vari perché gli sarebbe piaciuto aprire un museo. Poi, purtroppo, a cavallo fra il 2005 e il 2006 il marchio è fallito, il tutto è finito in Cina e la storia è andata come sappiamo.
Oltre a quella con il cavalier Besana, ci sono state altre amicizie nate durante la tua carriera di collezionista e divulgatore?
Un altro bel rapporto è nato con la direzione della Brumm. Dopo la morte di Emilio Molteni, uno degli ideatori del marchio, sono entrato in contatto con Rio Tattarletti, che era subentrato al padre Reno, altro socio fondatore. Nel ‘98 ho avuto la possibilità di acquistare a prezzi competitivi un gran numero di modelli particolari e colorazioni inedite, grazie ai quali sono riuscito a realizzare un bel libro (Automodelli Brumm 1972-1998, edizioni Paolo Rampini, 1998). Rispetto alla Bburago, il ricordo che ho è quello di un’azienda più piccola, per cui riuscire a interfacciarmi con i responsabili era stato più facile rispetto a Besana.
Anche con Enrico Sardini, titolare del negozio di modellismo Tiny Cars di Milano si è instaurato un rapporto di amicizia. Oltre ad acquistare modelli nuovi, lui rileva anche delle collezioni datate e per questo motivo mi capita spesso di fargli visita e a volte riesco a trovare anche qualche pezzo che mi manca in collezione.
Modellismo ma non solo: la tua passione per le automobili va oltre le riproduzioni in scala. Fra quelle possedute, quali sono state le tue auto preferite?
Nella mia vita ho sempre e solo guidato Alfa Romeo a benzina. Ai tempi in cui mi recavo spesso all’estero per lavoro percorrevo una media annuale di 100.000 km, per cui nel giro di un paio di anni cambiavo la vettura. Alle borse di modellismo sono sempre andato in macchina perché mi era più facile sia per riportare indietro le miniature acquistate, sia per portare i miei libri da vendere.
La prima Alfa che ho posseduto è stata una Giulia Super, a cui sono seguite parecchie altre: la 1750, la 2000, l’Alfetta 1800 e la 2000, la 75 Twin Spark, la 155, la 156 sia berlina che Sportwagon, due 159 fino ad arrivare alla Giulia 952 che utilizzo attualmente. Non ho mai posseduto grandi ammiraglie come la 164 o la 166 che ho sempre ritenuto troppo ingombranti.
Quella che ho apprezzato di più è stata la 159 Station Wagon 1750 TBi, insuperabile sia per prestazioni che per capienza. La mia aveva poi una peculiarità: era rossa, al contrario di tutte quelle che ho visto che invece erano verniciate in bianco.
Paolo Rampini è molto attivo sulla sua pagina Facebook e alle mostre di modellismo nostrane, oltre a essere una presenza fissa all’Hobby Model Expo di Novegro, a Milano, dove è da sempre espositore.
Per tutte le curiosità su di lui, sulla sua collezione e sulle sue pubblicazioni, giurally ti consiglia di visitare il sito dedicato: www.paolorampinieditore.it
Le immagini riportate nell’intervista appartengono alla collezione di Paolo Rampini.
A cura di Alessandro Giurelli




































