Y10 che vince non si cambia
Sul finire degli Anni Ottanta la punta di diamante dell’Autobianchi è un best seller e occupa stabilmente il podio delle automobili più vendute in Italia. Lo scetticismo iniziale e la fredda accoglienza riservata inizialmente al modello, è ormai acqua passata. La Y10 piace.
A febbraio del 1989 la gamma viene aggiornata con l’introduzione della seconda serie, che apporta alcune modifiche senza sconvolgere la vettura originale.
Esternamente, tutte le nuove versioni sono riconoscibili per alcuni piccoli ma significativi accorgimenti estetici. Le frecce anteriori da arancioni diventano di colore bianco, mentre i fari posteriori adottano una plastica bicolore rossa e fumé (per le luci di retromarcia e quelle di direzione); tutti i nuovi modelli montano la doppia luce di retromarcia e il doppio proiettore retronebbia, prima assente sulla Fire. Vengono, inoltre, eliminati i profili cromati attorno alle superfici vetrate. Infine, vengono adottati copricerchi dal disegno nuovo e anche i cerchi in lega Cromodora a otto razze vengono lievemente modificati per equipararli alle altre vetture Lancia. Fra gli optional, sono previsti anche quelli diamantati, sempre da 13 pollici.
Anche all’interno ci sono dei cambiamenti che interessano tutta la gamma Y10: lo schienale del divanetto posteriore viene modificato nell’inclinazione e nell’imbottitura, in modo da guadagnare spazio nel bagagliaio. Per i modelli dotati di alzacristalli elettrici, i comandi – precedentemente presenti sulla plancia, accanto al vano della radio – vengono spostati sui pannelli laterali, dove cambia pure la disposizione delle tasche portaoggetti e degli altoparlanti. Il rivestimento dei sedili viene modificato su tutta la gamma e per le versioni in cui è presente, l’Alcantara viene rimosso dai pannelli laterali posteriori. Il volante regolabile in altezza diventa di serie per tutti i modelli, ad eccezione della Fire. La strumentazione viene ridisegnata e viene eliminata quella Solid State.
Fra gli optional, diventano disponibili i fendinebbia integrati nel paraurti, precedentemente equipaggiabili solo sulla Turbo e sulla 4WD.
La gamma 1989
Quattro sono le versioni della Y10 seconda serie: Fire, Fire LX i.e., GT i.e. e 4WD i.e.
La Fire continua a essere la base della gamma: oltre ai sopracitati aggiornamenti estetici esterni/interni che caratterizzano la nuova vettura, questa versione adotta una mascherina specifica con cornice in acciaio inox. Internamente, si ripresentano le semplificazioni proprie del primo modello, con la plancia priva degli sportelli dei vani portaoggetti. Il prezzo è di poco meno di 12 milioni di lire.
La Fire LX è interessata da un’importante novità: sotto al cofano trova posto l’inedito 1108 cm³ già proposto sulla Fiat Tipo, dotato – in questo caso – di iniezione elettronica single point Bosch Mono-Jetronic. La potenza sale a 56 cavalli per una velocità massima di 155 km/h orari e un’accelerazione 0-100 in 15,2 secondi.
Esternamente, il modello è riconoscibile per la fascia inferiore dei paraurti verniciata in tinta con la carrozzeria, oltre che per gli adesivi “LX” che ripercorrono orizzontalmente la parte bassa delle fiancate e per il terminale di scarico cromato. La griglia anteriore resta quella del modello precedente. All’interno è presente un nuovo volante – sempre a quattro razze. Plancia e pannelli porta sono sempre rivestiti in Alcantara, mentre i sedili sono in tessuto; a pagamento è disponibile anche la selleria in Alcantara. Il costo rispetto alla normale Fire è maggiorato di circa mezzo milione di lire.
La GT i.e. sostituisce la Turbo, che viene pensionata per motivi di economie legati alle normative antinquinamento. La nuova versione perde il turbocompressore in favore di un 1301 cm³ di produzione brasiliana dotato di iniezione elettronica multi point. Il modello si rivela essere meno scorbutico rispetto alla controparte sovralimentata, anche se le prestazioni sono leggermente inferiori: 78 cavalli di potenza per 175 km/h orari di velocità massima e uno 0-100 in 12 secondi.
Esternamente questa versione si riconosce per la griglia anteriore caratterizzata dal bordino rosso intorno alla cornice e dal fregio cromato “GT”, dalle strisce identificative che corrono lungo le parti basse delle fiancate, dai copricerchi specifici e dal terminale di scarico cromato, oltre che dalla targhetta identificativa sul portellone.
All’interno, l’inedito tessuto a righe orizzontali bianche e rosse o bianche e azzurre dei sedili sottolinea il carattere sportivo del modello. Particolarmente ricca la dotazione di serie, che prevede la chiusura centralizzata, gli alzacristalli elettrici e il volante regolabile in altezza. La strumentazione è completa di manometro, termometro dell’olio e contagiri. Il prezzo è di quasi 15 milioni di lire.
Anche la 4WD adotta il 1108 cm³ a iniezione della Fire LX. Per tutti i dettagli su questo modello, si invita a leggere l’articolo dedicato.
Nel dicembre 1989 viene presentata un’ulteriore novità: la Y10 Selectronic, dotata di trasmissione automatica. Il modello è basato sulla Fire LX i.e., con cui condivide anche il motore ma è contraddistinto dal cambio automatico a variazione continua ECVT (Electronic Continuously Variable Transmission) prodotto dalla giapponese Fuji-Hitachi. Anche per questa versione il prezzo è di circa 15 milioni milioni di lire.
Sempre nel 1989, prende vita un progetto all’avanguardia: la Y10 elettrica. Il modello nasce con l’obiettivo di competere al secondo Gran Premio 4E, riservato alle vetture ad alimentazione elettrica oppure a energia solare. Si tratta di una versione equipaggiata con un motore a corrente continua con eccitazione in serie da 19 cavalli. L’alimentazione è fornita da batterie nichel-cadmio 90 x 1,2 V nominali, con una capacità di 125 Ah.
La gara, che si svolge l’11 giugno al Parco del Valentino di Torino, è un successo, con la Y10 che taglia il traguardo al primo posto.
Gli Anni Novanta
Nel 1990 il Gran Premio 4E si sposta ai Fori Imperiali di Roma; sull’onda del successo ottenuto l’anno precedente, vengono inviate due vetture. Il modello che aveva trionfato nel 1989 viene affiancato da una seconda generazione di Y10 elettrica, equipaggiata con un motore a magneti permanenti e commutazione elettronica di 34 cavalli. L’alimentazione della vettura è garantita da una batteria nichel-cadmio, composta da 196 moduli da 1,2 V nominali, posizionati nel vano motore, nell’abitacolo e nel baule, in grado di restituire un’autonomia di 220 chilometri a velocità costante di 70 km/h. Altre caratteristiche interessanti sono i quattro freni a disco e l’inedita plancia, caratterizzata da un display digitale simile a quello montato su alcune auto moderne, in grado di proiettare il tachimetro sulla parte inferiore del parabrezza.
Nello stesso anno vengono introdotti a listino i motori “Europa”, realizzati per conformarsi alla direttiva comunitaria per ridurre le emissioni. Accanto alla normale Fire, viene resa disponibile la nuova Fire “Europa” motorizzata con lo stesso 999 cm³ della versione standard, su quale viene aggiunto l’ecobox. A partire da gennaio 1990, tutti gli allestimenti della Y10 vengono resi disponibili con catalizzatore.
Nel 1991, prima di lasciare il testimone alla terza generazione, la dotazione di serie di tutta la gamma italiana viene arricchita di alzacristalli elettrici anteriori, chiusura centralizzata, attacco regolabile in altezza delle cinture di sicurezza anteriori e cinture di sicurezza posteriori.
Sul finire degli Anni Ottanta la Y10 è un best seller e occupa stabilmente il podio delle automobili più vendute in Italia. A febbraio 1989 la gamma viene aggiornata con l’introduzione della seconda serie, che apporta alcune modifiche senza sconvolgere la vettura originale.
Le serie speciali
Altre serie speciali fanno la loro comparsa con la seconda serie della Y10.
La Mia viene svelata nel luglio del 1991: supportata da una campagna pubblicitaria che vede Carol Alt come testimonial, questa versione si rivolge principalmente a un pubblico femminile. A differenza delle altre serie speciali, la Mia non prevede una motorizzazione specifica ed è possibile ordinarla sia con il Fire 999 cm³ a carburatore che con il 1108 cm³ catalizzato.
Il modello è caratterizzato da diverse possibilità di personalizzazione, andando ad anticipare quell’enorme scelta che sarà propria della Lancia Y. Tre sono le tinte disponibili, tutte metallescenti ed esclusive: Blu Madras, Verde Derby e Nero (Black). Le vernici esterne possono essere abbinate a piacimento a tre diversi colori per i rivestimenti interni in Alcantara: ghiaccio, turchese e ocra. Piuttosto ricca la dotazione di serie: alzacristalli elettrici anteriori, chiusura centralizzata, volante regolabile in altezza e pneumatici maggiorati (155/70) con ruote da 13 pollici e copricerchi della GT i.e.
Nell’aprile del ‘92, sull’onda del successo ottenuto dal modello, viene aggiornata la gamma delle tinte esterne – nero, rosso, grigio e verde – e quella dei rivestimenti interni – turchese, ghiaccio, sabbia e rosso.
A settembre 1991 fa la sua comparsa la Y10 Ego che incarna appieno la definizione di “salotto su ruote”. Questo allestimento è basato sul modello Fire LX i.e. e rappresenta la massima espressione di ricercatezza e lusso per l’utilitaria Autobianchi. Disponibile nel solo colore Black Mica, che interessa anche il portellone, la Ego si riconosce immediatamente per l’interno. I sedili, gli inediti poggiatesta anteriori, i pannelli porta, i cassetti portaoggetti, la corona del volante (che è quello della 4WD) e il pomello del cambio sono rivestiti di pelle Poltrona Frau nella tonalità Rosso Bulgaro. Disponibili di serie i cerchi in lega da tredici pollici. Il successo di questa serie speciale è stato arginato dal suo costo elevato e la maggior parte dei modelli venduti sono stati immatricolati nei mercati nordeuropei. Oggi si tratta di un allestimento piuttosto ricercato dai collezionisti.
Nei primi mesi del 1992 viene presentata l’ultima serie speciale della Y10 seconda serie: la Avenue, anch’essa basata sulla Fire LX i.e. Il modello è disponibile in quattro tinte esclusive – Blu Zaffiro, Grigio Perla, Verde Giada e Rosso Rubino – ed è caratterizzato dal portellone posteriore verniciato di un tono più scuro rispetto al colore della carrozzeria. Anche i copricerchi sono inediti. All’interno trovano posto degli eleganti sedili in Alcantara (compresi i poggiatesta anteriori che sono imbottiti e non schiumati) nel colore Tortora Chiaro, dotati di profili che riprendono il colore esterno della vettura. La Avenue è disponibile sia con cambio manuale a cinque rapporti che con il cambio automatico della Selectronic.
Anche se non rientrano fra quelle ufficiali, non si può fare a meno di citare altre due serie speciali: la Style e la Certa.
Nel primo caso, si tratta di un allestimento specifico creato dalla carrozzeria Coriasco e disponibile per tutte le versioni di Y10 seconda serie. A prescindere da quale fosse il modello di partenza, gli interni sono impreziositi da sedili e rivestimenti in pelle o in velluto, compresa la cuffia del cambio. Il volante è sostituito da uno in legno della Nardi, così come il pomello del cambio. Anche i tappetini sono specifici. Le modifiche esterne riguardano la verniciatura in tinta con la carrozzeria di portellone, specchietti e fasce basse dei paraurti e l’aggiunta di strisce laterali STYLE. Anche i copricerchi in ferro diamantato sono specifici e riportano il logo Style al centro della coppa.
La Certa, basata sulla Avenue, è una versione “antiscasso” della Y10.
Presentata dalla carrozzeria Marassi al Salone di Torino del 1992, questo modello è caratterizzato da serrature doppie e vetri antisfondamento. La dotazione di serie include l’aria condizionata e un impianto antifurto dotato di sirena. A richiesta, è possibile equipaggiare la vettura con una piccola cassaforte interna. Il prezzo viene fissato a 24 milioni di lire. Nonostante la previsione della carrozzeria lombarda di produrre circa 300 unità all’anno, non ci sono informazioni attendibili su una effettiva commercializzazione del modello.
I modellini della Y10 seconda serie
Le uniche due riproduzioni esistenti della Y10 seconda serie sono quelle in scala 1/25 e in scala 1/43 dell’italiana Polistil, realizzate sostituendo alcuni dettagli delle prime Y10, già presenti nel catalogo del marchio di giocattoli.
Le differenze riguardano la modifica delle coppe ruota e della griglia anteriore. Per il modello 1/25 viene realizzato un colore specifico, un verde bottiglia che ricorda il Verde Derby metallizzato, anche se qualche esemplare verniciato di rosso – che assieme al grigio era una delle tinte della prima serie – ha continuato a essere prodotto. Alcuni esemplari di Fila sono stati erroneamente riproposti dalla Polistil anche per la seconda serie della Y10. Per il modello 1/43, invece, la gamma colori rimane invariata rispetto alla prima serie (rosso e grigio).
Le quotazioni non si discostano da quelle delle Y10 Polistil prima serie e vanno dai 30 ai 50 euro per un modello 1/25 e sono di circa 30 euro per quello 1/43.
Di Alessandro Giurelli

































