Le interviste di giurally: Alessandro Sannia, Il Cammello e Officina 942
giurally ha il piacere di intervistare Alessandro Sannia, fondatore della società editrice Il Cammello, nata nel 2010 con l’obiettivo di arricchire il panorama delle pubblicazioni motoristiche, trattando gli aspetti meno noti e meno indagati della storia dell’automobile.
Ciao Alessandro e benvenuto. Con Il Cammello sei riuscito a mettere la tua passione nero su bianco. Come nasce questo amore per il mondo dei motori?
Sembra una domanda semplice, ma non lo è. Verrebbe da dire che è qualcosa di innato. Fin da bambino sono stato affascinato dalle automobili ed ero sicuro che quello sarebbe stato il mio lavoro. Si è trattato solo di trovare la strada giusta.
Nel tuo garage c’è anche qualche auto d’epoca?
Sì, certo. Ma sono un collezionista “atipico”. Non uso quasi mai le mie auto: mi piace osservarle, così come faccio coi modellini, con l’unica differenza che sono in scala 1:1. E poi sono tutte auto arrivate un po’ per caso, nessuna è stata comprata deliberatamente, perché volevo proprio quel modello.
Mia moglie dice che io faccio con le auto d’epoca quello che gli altri fanno coi cani: se le vedo in difficoltà, le salvo. L’unica regola, come anche per la collezione di modellini, è che sono tutte Fiat.
Mettere la propria conoscenza a disposizione di tutti è una delle soddisfazioni più grandi e difficili da ottenere. Qual è l’iter che porta alla pubblicazione di un libro?
Sei partito dalla conclusione, ma è giustissima. Serve però una premessa: fare libri non è il mio mestiere, ma solo il modo migliore di concretizzare la mia passione.
Mi spiego meglio: io lavoro da sempre nel mondo dell’auto, ma faccio altro. Ho alle spalle molti anni alla Fiat, che per fortuna ho lasciato prima dell’arrivo dei “conquistadores” francesi, ma non ho mai voluto occuparmi di auto d’epoca. Se un hobby diventa mestiere, si rischia di perdere la parte divertente. Altrettanto, però, non ha senso accumulare montagne di documentazione, vecchie foto, cataloghi, se poi non hanno un fine. E quel fine è proprio la divulgazione.
Quindi, per rispondere a come si fa un libro, dico che bisogna innanzi tutto studiare, studiare tantissimo. Quando si hanno abbastanza informazioni, viene naturale metterle giù in modo ordinato e organico. Il resto è mestiere – questa volta vero – di mia moglie, che cura la parte grafica ed editoriale e trasforma le mie ricerche in libri stampati.
Non solo libri: Officina 942 è l’ambizioso progetto che ti ha portato a creare un vero e proprio marchio modellistico dalle caratteristiche inedite. Come nasce quest’idea?
L’idea nasce dalla delusione, come collezionista, di vedere una deriva del modellismo verso una perfezione senz’anima. Una volta si riconosceva un Dinky da un Corgi senza neppure prenderlo in mano.
Oggi si fa fatica a distinguere i produttori che stanno dietro agli innumerevoli modelli da edicola. Sono perfetti, costano poco, ma non hanno più fascino. E così mi sono chiesto se fossi io l’unico a rimpiangere i modellini di una volta, quelli che fanno tornare bambini.
Lo stile dei modelli Officina 942 salta immediatamente all’occhio. Quali sono le caratteristiche delle tue riproduzioni?
L’approccio è stato di cercare di fare macchinine come se fossero state fatte negli Anni ‘40. Questo perché, causa guerra, in Italia ne sono state realizzate pochissime.
Lo stile, dunque, si ispira ai giocattoli economici di allora, come le Microauto della Mercury o le prime Wiking e Schuco tedesche. Da collezionista Fiat, mi dispiaceva avere in vetrina solo la Topolino e la 1400 della Mercury o la 1100 TV della Schuco. Così sto facendo io le altre, ma allo stesso modo di allora.
Poi è venuta la serie in 1:43, a grande richiesta dei collezionisti. È più dettagliata, ma si tratta di auto quasi sempre inedite, principalmente degli Anni ‘20: un’altra nicchia che vale la pena riscoprire.
Il catalogo di Officina 942 si contraddistingue per la presenza di riproduzioni di veicoli italiani dagli Anni Trenta fino al 1960. Si tratta di una precisa scelta di marketing oppure hai in cantiere anche vetture appartenenti a un periodo storico successivo?
Sì, è sicuramente una scelta di marketing, che credo non accetti deroghe. Un concorrente più illustre di me ha provato a fare auto moderne col suo tipico stile Anni ‘50 in metallo massiccio: il risultato è stato grottesco. Il nostro stile si adatta bene ai veicoli di quel periodo, sugli altri non avrebbe senso.
Invece, sul fare solo auto italiane c’è stata una lunga discussione, non ancora conclusa. Magari in futuro una Porsche 356 o una Renault 4CV ci potrebbero anche stare.
Oltre ai tuoi modellini, ti piace collezionarne altri?
Come accennavo, arrivare a fare io stesso dei modellini è stato un percorso molto lungo, da collezionista.
Io raccolgo qualsiasi cosa abbia la forma di una macchina Fiat ormai da quasi 40 anni. Ne ho messe insieme diverse migliaia. Le più grandi sono modelli radiocomandati con motore a scoppio, in scala 1:5; le più piccole pedine da wargame in scala 1:300.
Dunque, dico sempre che io sono il primo cliente del mio brand. Faccio le macchinine che voglio vedere nella mia vetrina.
Quali sono i tuoi sogni nel cassetto e quali progetti hai in mente per il futuro?
Sono parecchio soddisfatto delle cose che sono riuscito a fare finora, ma non smetto mai di pensare a nuove idee. Certo, oggi non è semplice stare sul mercato (perché alla fine i conti devono tornare e non posso fare modellini solo per me stesso) con un prodotto “Made in Italy” che abbia prezzi competitivi con quelli orientali, e per di più esplorando tematiche molto particolari. Però spero, come è già successo con i libri, di riuscire a coinvolgere gli appassionati che vogliono imparare qualcosa di nuovo.
Se compri l’ennesima riproduzione di una Ferrari 250, c’è poco da scoprire. Dietro a una Fiat 805 da Gran Premio, invece, c’è un mondo affascinante e ormai dimenticato. Ecco, il sogno è di riuscire a diffondere un po’ di cultura dell’automobile anche con i modellini. Per i progetti, riparliamone fra qualche tempo… ci sono diverse sorprese in arrivo.
Per scoprire l’intera produzione di Officina 942, giurally ti invita a visitare il sito dedicato: https://www.officina942.it/
Le immagini riportate nell’intervista appartengono ad Alessandro Sannia.
A cura di Alessandro Giurelli





































