Y10: la città del futuro

Quarant’anni fa nasceva la città – o meglio – la citycar del futuro: era il 1985 quando, tra lo stupore generale del salone di Ginevra veniva presentata la Y10.

Il design della Y10

Raccogliere l’eredità della A112 era un’impresa ardua. In 16 anni di carriera e otto generazioni prodotte, la Mini all’italiana aveva conquistato un pubblico che nessuna Fiat era riuscita a convincere prima d’ora: quello chic. Grazie a questo modello, Autobianchi si era ritagliata una precisa fetta di mercato, quella della gente a cui piaceva farsi notare senza ostentare.

La nuova Y10, che nella maggior parte dei Paesi esteri veniva venduta col marchio Lancia, rappresenta un punto di rottura netto con la sua antenata. Le linee squadrate, frutto delle geniali matite di Tom Tjaarda, responsabile dell’Advanced Design Studio e di Antonio Piovano, del Centro Stile Fiat, sposano in pieno gli Anni Ottanta e si dissociano apertamente con le forme smussate della A112.

La caratteristica più evidente di questa frattura è il posteriore, caratterizzato da un portellone quasi verticale che tronca la coda in modo deciso. A gettare ancora più scompiglio, quest’ultimo presenta un’altra caratteristica unica: è verniciato in nero satinato, a prescindere dal colore della carrozzeria.

Il rischio a cui si va incontro quando viene presentato un prodotto troppo avanti rispetto ai tempi è quello che non venga compreso e questo è esattamente quello che successe alla Y10. Dopo tre anni di studi e ricerche, dopo aver scartato le proposte di Pininfarina e della Italdesign di Giugiaro per la nuova Autobianchi, il risultato era evidente: il pubblico non era pronto a una tale rivoluzione.

La gamma 1985

Le motivazioni per un’accoglienza così fredda sono principalmente due: la già citata linea controversa della vettura e il prezzo elevato. Al momento del lancio, a fine marzo 1985, la gamma Y10 è composta da tre versioni: Fire, Touring e Turbo.

La prima prende il nome dall’innovativo motore equipaggiato: il Fully Integrated Robotized Engine è un 999 cm³ da 45 cavalli destinato a rivoluzionare il mondo Fiat e ancora oggi universalmente apprezzato per le sue doti di elasticità, affidabilità e consumi. Il modello è riconoscibile per tutte le caratteristiche che, a partire dal 1986, sarebbero state proprie della Fire LX: esternamente sono presenti listelli cromati sulle guarnizioni del parabrezza, del lunotto e della base dei finestrini. Altre cromature sono riportate sulla cornice delle maniglie degli sportelli e sulle maglie della griglia anteriore. All’interno, trovano posto dei sedili in tessuto; il cruscotto e i pannelli laterali sono invece impreziositi da inserti in Alcantara. Il costo del modello è di quasi 11 milioni di lire.

La Touring è equipaggiata con il 1049 cm³ da 56 cavalli sviluppato partendo dal quattro cilindri monoalbero prodotto in Brasile utilizzato dalla Fiat 127. Le prestazioni sono più brillanti rispetto a quelle della Fire: 155 km/h di velocità massima (dieci in più del modello base) e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 14,5 secondi (contro i 16 della controparte più economica). Esternamente, l’unica differenza rispetto alla Fire riguarda la targhetta identificativa sul portellone, mentre all’interno i sedili sono rivestiti in Alcantara anziché in tessuto. Il costo è di circa mezzo milione in più della Fire.

La Turbo è la versione pepata della piccola Autobianchi: sotto al cofano trova posto lo stesso 1049 cm³ montato sulla Touring con alcune significative differenze: l’aggiunta del turbocompressore IHI dotato di intercooler aria-aria, accompagnato da un carburatore a doppio corpo Weber. Queste modifiche, unitamente alle nuove valvole, ai pistoni speciali e all’accensione elettronica Digiplex portano la Turbo a 85 cavalli, che su un peso a vuoto di circa 700 kg, si traducono in 180 km/h di velocità massima e un’accelerazione 0-100 in meno di 10 secondi.

Esternamente il modello è immediatamente riconoscibile per via delle fasce adesive TURBO presenti in basso sulle fiancate e per le targhette identificative apposte sulla griglia anteriore e sul portellone posteriore. I paraurti maggiorati sono specifici: quello davanti caratterizzato da una serie di prese d’aria addizionali e dai fari di profondità supplementari (disponibili come optional); quello dietro contraddistinto da un piccolo spoiler. Su entrambi troviamo dei profili decorativi rossi. Eliminate, invece, le cromature attorno ai vetri, presenti sia sulla Fire che sulla Touring. A completare la parte estetica, un terminale di scarico maggiorato, di forma ovale, realizzato in metallo lucido.

Anche all’interno sono evidenti alcune significative differenze volte ad accentuare il carattere sportivo del modello: Il volante ha le quattro razze metalliche più sottili e i sedili anteriori – in tessuto – sono maggiormente profilati. In aggiunta alla già ricca strumentazione di serie, la Y10 Turbo è dotata di contagiri, termometro e manometro dell’olio e del turbo, quest’ultimo posizionato sopra la bocchetta d’aerazione del guidatore.

Nonostante gli accorgimenti volti a garantire una maggiore sicurezza e stabilità della vettura – dischi dei freni maggiorati all’anteriore e pneumatici 155/70 invece dei classici 135/80 – la Turbo ottiene ben presto la famigerata nomea di “bara con le ruote”, condivisa da altre “hot hatch” del periodo, come la Uno Turbo i.e. Sul listino, il costo del modello è di 13.195,940 milioni di lire.

Particolarmente ricca la lista degli optional a pagamento disponibili per tutta la gamma Y10. Non si può fare a meno di citare la strumentazione digitale Solid State realizzata dalla Veglia Borletti e immortalata in una celebre scena del film “Yuppies” in cui Ezio Greggio arriva a Cortina a bordo della sua Turbo a targhe nere (la produzione della Y10 è iniziata qualche mese prima del passaggio di targhe in Italia, per questo motivo i primissimi esemplari immatricolati avevano ancora quelle con la provincia arancione). Questa, in aggiunta al tachimetro e al contachilometri, è caratterizzata dalla presenza del Tris Computer, in grado di restituire una serie di indicazioni supplementari come, ad esempio, l’autonomia residua in chilometri, il consumo medio e il carburante consumato e la temperatura esterna. Disponibile per tutte le versioni, il prezzo elevato non ne ha favorito la diffusione e ancora oggi è uno degli accessori più ambiti e richiesti dai collezionisti della Y10.

Oltre a quella digitale, è presente – sempre come optional – la strumentazione analogica Control System, che rispetto a quella base è dotata di contagiri, termometro e manometro dell’olio. La vera novità riguarda però il pannello centrale capace di fornire informazioni più specifiche sulla vettura quali, ad esempio, le portiere aperte oppure la presenza di un’avaria nelle luci e che per diversi aspetti ha anticipato i computer di bordo delle auto moderne.

Un’altra dotazione a richiesta volta a sottolineare il carattere esclusivo e avanguardistico della piccola Autobianchi sono i compassi elettrici per l’apertura dei finestrini posteriori.

Per i motivi sopra citati, le vendite della Y10 stentano a decollare e nel primo anno di produzione vengono realizzati solo 63.495 esemplari. Il marketing Fiat corre ai ripari e cambia strategia pubblicitaria: viene abbandonata la campagna “Y10. La città del futuro” che mette in evidenza le doti tecnologiche e avanguardistiche della vettura e si punta tutto sull’indole esclusiva e chic che aveva caratterizzato il successo della A112. Nasce lo slogan “Y10. Piace alla gente che piace”, accompagnato da una serie di contenuti promozionali che vedono protagonisti i personaggi di spicco dello spettacolo, della moda e dello sport di quel periodo. La nuova Autobianchi diventa così la vettura di Michele Placido e di Sergio Castellitto, di Nino Manfredi e di Ottavio Missoni, di Gerry Scotti e di Ruud Gullit, di Heather Parisi e di Milly Carlucci.

La gamma 1986

Viene ripensata anche la gamma dei modelli e quello Fire viene ora proposto in due versioni: base e LX. Quest’ultima mantiene inalterate le caratteristiche esterne della Fire del 1985, con la sola eccezione della targhetta specifica apposta sul portellone posteriore. La dotazione di serie, condivisa anche dalla Touring e dalla Turbo, prevede in aggiunta gli alzacristalli elettrici anteriori, la chiusura centralizzata e la plafoniera con orologio digitale Borletti Vegliaflash e spot di lettura. Il prezzo è di circa 11 milioni di lire.

La nuova Fire rappresenta, invece, l’allestimento “entry level”. All’esterno vengono eliminate tutte le cromature che contraddistinguevano il modello del 1985 (cornici dei vetri e maniglie) e la griglia anteriore viene rimpiazzata da una in plastica verniciata nel colore nero opaco. I fari posteriori – simmetrici sulla Fire del 1985 e sulla Fire LX – vengono semplificati eliminando una delle due luci di retromarcia (quella di sinistra) e lasciando un solo faro retronebbia (sempre a sinistra).

Anche l’interno subisce delle modifiche: vengono eliminati i rivestimenti in Alcantara, sia dal cruscotto che dai pannelli laterali e i sedili vengono rivestiti con un tessuto più semplice, utilizzato anche nella fascia intermedia dei fianchetti porta anteriori, al posto della similpelle. La moquette viene sostituita con una più chiara, abbinata con la tappezzeria. Vengono, inoltre, rimossi gli sportelli dai vani portaoggetti presenti sulla plancia. Infine, viene eliminata la leva di apertura del portellone posteriore situata nell’abitacolo. I fari alogeni, di serie sulla Fire 1985 e sulla Fire LX, sono proposti come optional a pagamento per questo allestimento. Il costo della Fire viene fissato a circa 10 milioni di lire, uno in meno rispetto alla versione del 1985.

Nonostante la delusione dei clienti inziali, che vedono i prezzi di listino calare notevolmente a pochi mesi dall’acquisto della vettura, la nuova strategia commerciale da i suoi frutti e contribuisce a rilanciare il successo della Y10.

Il 1986 si chiude con una grossa novità: a ottobre viene presentata la versione a trazione integrale della Y10, ribattezzata 4WD.

La caratteristica più evidente è il posteriore, caratterizzato da un portellone quasi verticale che tronca la coda in modo deciso. A gettare ancora più scompiglio, quest’ultimo presenta un’altra caratteristica unica: è verniciato in nero satinato, a prescindere dal colore della carrozzeria.

Le serie speciali

Nel corso degli anni sono state diverse le serie speciali che hanno vestito la Y10. La prima è stata una delle più importanti, capace di anticipare un binomio che avrebbe preso piede negli anni successivi: quello fra le automobili e i marchi di abbigliamento.

A febbraio del 1987 viene presentata la Y10 Fila, perfetta sintesi di un prodotto di moda sportivo e casual. La vettura, basata sulla versione Fire è immediatamente riconoscibile per il suo look “total white”, essendo disponibile solamente in bianco, con paraurti e coppe ruota in plastica bianca (non verniciati) e portellone in tinta, a dispetto dello stile originale. Lateralmente, sono presenti delle strisce blu e rosse che corrono lungo la linea di cintura, terminando con la scritta della casa biellese.

All’interno, trovano posto degli inediti sedili in tessuto rosso; quelli anteriori sono arricchiti dal logo Fila sugli schienali. Il costo è di 10.498,000 lire, circa mezzo milione in più della Fire base.

Sull’onda del successo ottenuto, a marzo del 1988 viene presentata la Fila 2. Questa volta i colori disponibili sono due: accanto al bianco, ora abbinato a interni in tessuto turchese e contraddistinto, all’esterno, da strisce laterali blu e azzurre, viene proposta una inedita variante nera – oggi molto rara – con gli stessi interni rossi del modello 1987 e strisce laterali bianche e rosse. Al contrario delle versioni bianche, i copricerchi della Fila nera sono quelli standard della Fire. Per nessuna versione sono previsti i cerchi in lega come optional.

Nel giugno del 1987 è il turno della Y10 Martini, realizzata su base Turbo per celebrare il sodalizio sportivo della Lancia con il celebre marchio italiano di liquori. Il modello è caratterizzato da una livrea bianca con strisce Martini Racing sulle fiancate. I colori blu-azzurro-rosso sono presenti anche nella targhetta identificativa sul portellone.

All’interno viene utilizzata la plancia priva di sportelli e di rivestimenti prevista sulla Fire; i sedili e i fianchetti laterali sono contraddistinti da un tessuto con sfondo nero e righe orizzontali che riprendono il motivo Martini Racing; la moquette è azzurra. I copricerchi bianchi sono gli stessi montati sulla Fila; i Cromodora da 13 pollici sono disponibili come optional. Il prezzo è di 13.860,000 lire, circa 700.000 mila lire in più della Turbo classica. Oggi la Turbo Martini è una delle versioni più ricercate dai collezionisti della Y10 e per un esemplare in buone condizioni la richiesta è, in genere, superiore ai 15.000 euro.

A ottobre viene presentata l’ultima serie speciale del 1987: la Missoni. Basata sulla Fire LX, questa versione è realizzata in collaborazione con la maison di moda milanese ed è riconoscibile per l’inedita verniciatura Blu Memphis metallizzato 458 (da non confondere con il Blu Petrol metallizzato 471, regolarmente a listino). Nella parte finale di ogni fiancata, a metà fra la nervatura e il finestrino posteriore, è presente un adesivo con il logo del marchio di abbigliamento.

All’interno i sedili sono caratterizzati da un tessuto in velluto Missoni a righe orizzontali marroni, nocciola, beige e azzurre; i pannelli laterali e gli sportelli della plancia sono in Alcantara nocciola, mentre le plastiche sono marroni. La moquette è intonata alla carrozzeria. Fra gli optional sono disponibili i cerchi in lega da 13 pollici, mentre la chiusura centralizzata e gli alzacristalli anteriori elettrici sono previsti di serie. Il costo è di 12.288,000 lire, più di un milione in più della Fire LX.

I modellini della Y10

A differenza di altre automobili del gruppo Fiat che hanno trovato grande diffusione degli Anni Ottanta, il successo della Y10 non è stato accompagnato da una vasta gamma di riproduzioni in miniatura. All’epoca della commercializzazione della piccola Autobianchi, l’unico marchio a realizzare un modellino della vettura è stato Polistil. L’azienda italiana ha proposto la Y10 Fire sia in scala 1/25 che in quella 1/43, in diverse versioni.

Le prime Y10 Polistil sono state prodotte a scopo promozionale, in occasione del lancio della vettura. Rientrano in questa categoria tutte le 1/43, contraddistinte da un box specifico di colore nero su cui spiccano i loghi al neon della vettura, tipici delle prime brochure della Y10. Due i colori disponibili: grigio e rosso. Si tratta di modellini ancora oggi piuttosto diffusi e per questo non particolarmente quotati; la valutazione è di circa 25-30 euro per un esemplare in ottimo stato, completo di scatola.

Diverso il discorso della riproduzione 1/25. In questo caso, oltre alla versione promozionale da concessionario – che presenta la stessa scatola con loghi al neon della 1/43 – era regolarmente presente a catalogo anche la versione standard, inizialmente inserita nella collezione Serie S e dotata quindi di confezione generica. Più rare sono le Y10 vendute nella scatola Tonka Polistil prima serie.

Al di là dei diversi box, i due modelli si distinguono per alcune piccole caratteristiche: la versione per gli autosaloni è infatti dotata di targa anteriore e di tergilunotto posteriore – assenti sul modello da negozio – così come le targhette identificative sul portellone. Al contrario del modello 1/43 – che non presenta parti apribili – quello 1/25 è dotato di tre aperture: portiere e cofano, all’interno del quale è riprodotta pure la ruota di scorta. I colori disponibili sono il rosso e il grigio, quest’ultimo specifico della versione promozionale.

Fra i due modelli c’è una netta differenza di prezzo: se la riproduzione standard è ancora recuperabile a cifre che vanno dai 30 euro per un esemplare sprovvisto di box a circa 50 euro per uno scatolato, il discorso cambia per l’altra. Parliamo di un pezzo molto ambito e completo di scatola le valutazioni possono toccare i 200 euro; se sprovvisto della confezione il modello può comunque arrivare a 60-70 euro, a cui si aggiunge qualcosa in più per la variante grigia.

A partire dal 1989 la Y10 Polistil viene proposta anche in versione Fila, nella sola scala 1/25 e nella confezione generica. Il modello viene riprodotto esclusivamente nella livrea bianca con strisce blu e azzurre; gli interni, il portellone e i paraurti sono gli stessi utilizzati dalle altre riproduzioni della casa e non presentano, quindi, le caratteristiche specifiche di questa variante. Anche le quotazioni sono allineate rispetto a quelle della normale Y10 Polistil.

Esiste una versione promozionale basata sul modello Fila; si tratta della Gradina, commissionata dalla ditta di margarina. Le strisce laterali sono, in questo caso, sostituite da due di colore verde e crema con la scritta Gradina al posto di quella Fila. Si tratta di un pezzo molto raro e ricercato e le quotazioni possono arrivare a 200 euro per un esemplare boxato; la scatola è quella generica Tonka Polistil seconda serie.

Polistil ha proposto la Y10 anche in versione kit in scala 1/25. Di base si tratta della stessa miniatura standard da negozio; l’unica differenza riguarda le decals da applicare sulla scocca, fornita già verniciata nel colore rosso. Gli adesivi riproducono una livrea di fantasia che riprende lo stile di quella 4 Rombi Corse utilizzata dalle Fiat Uno Turbo i.e. Gruppo A. Questa versione veniva venduta solamente nella scatola specifica del kit. Si tratta di un modello abbastanza ostico da trovare, soprattutto se ancora da montare. La quotazione è di circa 100 euro per un esemplare intonso ancora incellophanato, 70 euro per uno già assemblato provvisto di box, 50 euro se privo di quest’ultimo.

Una piccola curiosità: una minuscola Y10 è stata utilizzata, in vari colori, come sorpresa dell’ovetto Kinder negli Anni Ottanta. Si tratta di una realizzazione del marchio italiano Giodi, allora specializzato nei giocattoli in plastica.

Complice il crescente interesse dei collezionisti nei confronti di questa vettura, la Y10 prima serie è stata realizzata in tempi recenti anche da altri marchi modellistici. In scala 1/43 troviamo la riproduzione della Starline, che ha proposto la Fire LX in vari colori. Si tratta di una miniatura piuttosto riuscita anche se priva di parti apribili e contraddistinta da alcune inesattezze (il terzo stop sul lunotto, ad esempio).

Il modello è stato utilizzato, in colorazione azzurra, come uscita 47 della collezione da edicola Hachette “Lancia Story Collection”; questa riproduzione si differenzia da quella standard per via dei loghi Lancia anziché Autobianchi sulla griglia anteriore, sul portellone e sulle coppe ruota. Entrambe le versioni sono facilmente reperibili in rete e il costo è di circa 25-30 euro.

Esiste anche una variante in livrea Economy Test Quattroruote, che riproduce una delle tre vetture impiegate nel 1985 dalla nota rivista per collaudare l’affidabilità della Y10 in autostrada (riferimento Quattroruote numero 361 di novembre 1985). Riconoscibile per gli adesivi specifici sulle fiancate e per la presenza – anche se anacronistica – della targa posteriore, si tratta di una versione molta rara e quindi più quotata.

L’azienda italiana Arena Modelli ha realizzato un transkit per modificare la Y10 Starline nella vettura da rally che corse il Monte Carlo 1986 con l’equipaggio francese Pagani-Escoffier. Il kit comprende le decals, le fotoincisioni e il paraurti anteriore in resina (ma non quello posteriore) della Turbo necessari a trasformare il modello.

Sempre in scala 1/43 la Fire LX è stata realizzata anche dalla Edison Giocattoli, nella colorazione verde scuro. Si tratta di una riproduzione non apribile, poco riuscita e decisamente meno appetibile di quella Starline, che pure ha una quotazione simile. Questo modello è stato utilizzato dalla De Agostini nella collezione da edicola “100 Anni di Italia in Automobile”.

La novità più interessante degli ultimi anni è sicuramente la Y10 Turbo realizzata da Laudoracing Models in scala 1/18. Si tratta dell’unica riproduzione esistente del modello ed è stata proposta in cinque colorazioni, ognuna limitata a 350 pezzi: rosso, bianco, grigio metallizzato, Grigio Ardesia e Blu Delphi. A queste, si aggiunge la versione Martini, anch’essa numerata in 350 esemplari. Le linee del modello sono ottimamente riprodotte in scala grazie alle sofisticate tecniche di scansione sulla vettura reale che consentono al marchio modellistico di ottenere un risultato preciso e fedele. Trattandosi di una riproduzione in resina, non sono presenti aperture, ma la qualità è comunque elevata.

Notevole la cura nei dettagli: la presenza della luce centrale dell’abitacolo, le targhette identificative finemente realizzate, le decals che riproducono i tessuti specifici dei sedili sono particolari che non passano inosservati. Le targhe sono la vera ciliegina sulla torta: caratterizzate da una numerazione differente per ciascuna colorazione, i caratteri sono in rilievo e lo sfondo è nero per le Turbo normali (presentate a fine marzo ‘85) e bianco per la Martini (commercializzata a partire dal giugno ‘87). Molto riuscita anche la confezione, realizzata dal modellista Samuel Montesanti. Il prezzo di ciascun modello è di 114,90 euro ma alcune colorazioni sono già andate sold out. Potete visitare il sito dell’azienda per non perdere quelle ancora disponibili e portarvi a casa un piccolo capolavoro degli Anni Ottanta.

Si ringraziano Francesco Navarrini, Luca Mastroianni e René Adamietz per le foto di alcuni dei modellini presenti nell’articolo.

Di Alessandro Giurelli